Ville

Villa Capra
Villa Belmonte
Villa Ca' Dotta
Villa Suman Berti
Villa Franzan al Barcon
Villa Tretti

Villa Capra
Villa Capra ora Bassani venne fatta costruire a Sarcedo nel 1764 dal conte Orazio Claudio Capra. Il conte prese moglie per ben tre volte e, nonostante si fosse dimostrato decisamente più longevo delle sue prime due mogli, la contessa Elisabetta Porto e Bernardina Porto, la sua terza moglie, Elena Sesso, gli sopravvisse. L’unica delle tre mogli ad aver dato figli al conte fu Bernardina che, in dieci anni di matrimonio, gli consentì di avere sei eredi per il suo patrimonio.Il conte, inoltre, si dilettava d’architettura “a gloria sua e del suo casato”, progettando spesso costruzioni che, come Villa Capra, seguivano uno stile prettamente palladiano. Questo stile prende il nome dall’architetto Andrea Palladio che aderì ai principi classico-romani, contrapponendosi così agli ornamenti sfarzosi dello stile rinascimentale.
Il forte miglioramento stilistico che si può riscontrare nella Villa di Sarcedo rispetto alle altre opere del conte Capra è dovuto ad un fatto molto singolare e curioso: il disegno di questa Villa, infatti, non sarebbe opera del conte Capra ma dell’architetto Ottavio Bertotti Scamozzi.
L’attribuzione dell’opera all’architetto Scamozzi proviene dalla “Nota generale di tutte le spese fatte per la fabbrica di Sarcedo” tenuta di suo pugno dal conte Capra stesso. Le annotazioni molto precise e quasi maniacali del conte riguardanti la costruzione della Villa ci forniscono le date del pagamento all’architetto Scamozzi per il disegno realizzato, 10 Marzo 1762, e della liquidazione dello stesso, 21 Agosto 1764 (il “diario” del conte Capra è consultabile all’Archivio Porto-Colleoni di Thiene). La Villa porta comunque scritto a lettere cubitali sul fregio dell’ordine ionico del timpano il nome del conte.
Una curiosità riguardante la Villa può essere il fatto che, nel 1764, il conte Capra volle dotarla di acqua potabile e, come tutti, fu costretto anch’egli a scavarsi un profondo pozzo: lo scavo fu così costoso da far incidere sul prospetto del pozzo l’espressione “Aquam nostram pecunia bibimus”, a prezzo di denaro abbiamo bevuto la nostra acqua.
La Villa è una delle più importanti del neoclassicismo veneto e si pone cronologicamente tra la Cordellina di Montecchio Maggiore e la villa Da Porto di Vivaro; ha una facciata molto scenografica, con il pronao sporgente e quattro colonne impostante sopra la maestosa scalinata che porta all’ingresso. La pianta dell’edificio presenta una forma abbastanza singolare, che pone il salone al centro della Villa, quasi a simboleggiare che quella stanza era quella di maggior interesse per i nobili dell’epoca. All’esterno della Villa troviamo la stessa disposizione del ‘700: le barchesse che dividono il ricco giardino delimitato sul lato che dà verso la strada da una peschiera sul ponte della quale si apre il cancello d’ingresso e, un po’ nascosto allo sguardo di un osservatore, il ballatoio. L’intero giardino è tutt’ora racchiuso in un recinto che presenta torrette ottagonali sugli angoli d’ingresso. Passando all’interno della Villa troviamo affreschi meravigliosi e busti interessanti anche se, purtroppo, qualsiasi informazione risalente ai loro autori è andata perduta. Direttamente dalla scalinata si accede ad un vestibolo decorato con eleganti esagoni di stucco che porta all’ampio e luminoso salone. Dal vestibolo e dal salone si accede a tutte le altre stanze della Villa. Di particolare interesse sono l’altare del secondo piano e la cappellina domestica.

Villa Belmonte
Posta sulla sommità di una collina, detta appunto Belmonte, per il meraviglioso panorama che da lì si può ammirare, la villa gode della posizione favorevole dominando infatti la pianura sottostante.Immersa nella bellezza dei vigneti coltivati sulle pendici della collina dai quali si ricava un eccellente vino, la villa è ormai considerata da molti una delle costruzioni più caratteristiche di Sarcedo.

Villa Ca' Dotta
La collina di Sarcedo verso settentrione scende dolcemente al piano di poggio in poggio; s’allunga in pianori e poi declina ancora tra culture, piccole borgate e parchi d’antiche ville. Dalla strada asfaltata una se ne dirama a sinistra, che corre tra freschi vigneti fino ad un folto d’alberi secolari, alla cui ombra sta appartata e chiusa un’antichissima villa. Se non fossero le finestre del pianterreno e l’intonaco a palesare l’intervento ottocentesco, in verità assai discreto, la si potrebbe considerare gemma miracolosamente intatta della stagione gotica.Nella fronte principale s’incastona la preziosa trifora, ad aperture trilobate su colonnine, alla quale s’affiancano quattro monofore, il cui profilo, pure trilobato, si ritaglia nel vivo del muro entro riquadro rettangolare. Quattro finestre uguali son ornamento al fianco sud-est, mentre sotto il dente di sega, che costituisce la consueta cornice sommatale, si aprono le piccole finestre a centina ribassata del granaio.La simmetria nelle due pareti accennate, gli intervalli tra i piani e tra gli elementi di essi invitano a datare l’opera alla seconda metà del Quattrocento. Si può ritenere che tutto l’esterno fosse affrescato. Si dice che sotto le travi di alcune stanze al pianterreno corrano fregi dipinti La fabbrica priva di portici e logge, ma chiesa nella sua massa inarticolata e compatta, è una delle testimonianze gotiche meglio conservate del Vicentino e prova come durante il lungo periodo gotico coesistessero due schemi tipologici delle residenze di campagna: l’uno aperto in portici e logge a fianco di una torre, l’altro, ed è il caso della villa in parola, legato alle forme dell’architettura cittadina.


Villa Suman Berti
Costruita nel 1832, sorge in posizione centrale rispetto alla parte alta del paese. Nel parco della villa esiste un pregevole vecchio faggio rosso sulla cui corteccia, in passato, numerose giovani coppie hanno eternato il proprio amore.

Villa Franzan al Barcon
Fu costruita nel decennio 1660-1670 dai conti Franzan. La sua storia non può essere slegata da quella della località in cui fu edificata, tanto che, fin da subito, il nome con cui si indicavano i suoi edifici fu proprio Il Barcon; con questo nome la gente del posto chiama ancora oggi il maestoso complesso architettonico, che nel Novecento ebbe l’importante funzione di ospitare il Seminario di Padova.
L'unica datazione certa che possediamo del complesso edilizio del Barcon è quella relativa all'erezione della chiesetta di S. Antonio, anno 1666.
La villa fu sicuramente costruita nello stesso periodo, se non addirittura prima di tale data, visto che nel 1665 il conte Domenico Franzani denunciò di possedere a Sarcedo «una pezza di terra arrativa piantada et videgada posta nelle sudette pertinenzie in contrà del Barcon con casa sopra dominicale da me habitata [...], de campi cento quarantacinque quarti uno tavole novanta nove».
Una mappa del 1673 mostra il Barcon come doveva presentarsi in quegli anni, un complesso signorile davvero imponente: il corpo della villa padronale, residenza dei Franzani, si presenta tale e quale a come lo si può ancora vedere oggi; parte in linea con il palazzo e parte ad angolo retto con esso si trovavano le barchesse con un lunghissimo porticato ad archi che, ad un certo punto, era interrotto da una torre colombara alta, all'incirca, come la villa; c'era, inoltre, una terza ala di edifici a sud.
Il noto storico dell'arte vicentino, Renato Cevese, afferma che Villa Franzan è enorme e che le dimensioni "sono eccezionali anche per una villa seicentesca". Essa è composta da tre piani caratterizzati da quattordici finestre (che si possono contare sulla mappa appena illustrata) e da una porta d'ingresso al pianterreno, da quattordici finestre e una grande finestra curvilinea con balaustra sormontata da testa umana al piano nobile, e da quindici finestre nella soffitta.
Tali finestre sono singole alle estremità, binate le altre e assai ravvicinate le quattro centrali, affiancate alla porta o alla grande finestra; questo ritmo compositivo è ripetuto nelle due facciate della villa, ma quella rivolta a sud è arricchita da un frontone triangolare.
Un altro frontone triangolare conclude il fianco della villa rivolto ad ovest, che si affaccia sulla strada; vi si trovano due finestre per ogni piano, ma quelle al piano nobile sono entrambe ingrandite da balaustra e adorne di testa umana nella chiave dell'arco.
La pianta della villa, che si ripete al pianterreno e al piano nobile, è composta da una grande e lunga sala mediana, parallela alla fronte meridionale, che si combina con il vano d'ingresso della fronte a nord, dando vita a "una figura spaziale crociata"; a sinistra della sala maggiore si trovano sale minori, mentre a destra c'è "il solenne scalone, a due rampe piuttosto ripide, coperto da soffitto a volte altissime". Di conseguenza, una costruzione dall'aspetto sobrio e severo, ma allo stesso tempo grandiosa e monumentale che si imponeva incontrastata, con i suoi annessi rustici e l'oratorio gentilizio, sulla campagna del Barcon.
La villa fu anche decorata all'interno, pur non raggiungendo mai livelli artistici paragonabili a numerose altre ville venete: oltre alle travature dipinte, "che concorrono ad attribuire alla villa un aspetto di aulica magnificenza", alcune stanze al piano nobile recano fregi affrescati sotto il soffitto, risalenti alla fine del Seicento o agli inizi del Settecento.

Villa Tretti
Costruita nel 1884 sul colle di Bodo, anche questa villa è in una posizione particolarmente panoramica. Domina infatti la campagna che si estende verso Thiene e, provenendo da quella direzione, rappresenta la prima delle nobili costruzioni che si possono ammirare sulle colline di Sarcedo.

 

 

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